La Gabbia dei fiori – di Anosh Irani

18,50€

Nato maschio, diventato eunuco, da sempre con l’anima di una donna, Madhu è una hijra – appartiene al terzo sesso, né maschio, né femmina. 

«In questo meraviglioso romanzo, Irani riesce a trovare l’antidoto a una realtà tentacolare e terribile. E quell’antidoto è la bellezza.» – The Globe and Mail

«Mi chiamano con molti nomi, nessuno scelto da me. C’è una parola per quelli come me in quasi tutte le lingue indiane. Il nome con cui mi sento più a mio agio, però, è anche il più comune. “Hijra”. Per quasi tre decenni ho fluttuato nel distretto a luci rosse della città come un fantasma. Ma questa casa che ormai è casa mia, questo giardino che accoglie i respinti – quattordici viali che per il resto della città non esistono -, questo posto…voglio che si ricordi di me. Voglio che si ricordi di me anche se è un posto che sta dissolvendosi, proprio come me, del resto.»

Di certo è lei il cuore pulsante di Kamathipura, il famigerato, caotico, infernale distretto a luci rosse di Bombay. Anche adesso che ha quarant’anni, ha smesso di prostituirsi e vive di elemosine ed espedienti, ha un posto di riguardo in quella grande famiglia che sono i bordelli del quartiere. E poi un giorno, arriva Kinjal, una bambina di dieci anni venuta dalla provincia, venduta a tradimento da una zia che avrebbe dovuto occuparsi di lei. Una bambina che va preparata al destino che l’aspetta, e verrà affidata proprio a Madhu che cercherà di salvare, in quell’inferno, l’infanzia di Kinjal, tenendola nella sua gabbia come sotto una boule de neige, insegnandole l’amicizia, il sorriso, e la capacità di vedere il bello anche attraverso l’orrore.

COD: 9788856658033 Categoria:

Descrizione prodotto

Nato maschio, diventato eunuco, da sempre con l’anima di una donna, Madhu è una hijra – appartiene al terzo sesso, né maschio, né femmina. 

«In questo meraviglioso romanzo, Irani riesce a trovare l’antidoto a una realtà tentacolare e terribile. E quell’antidoto è la bellezza.» – The Globe and Mail

«Mi chiamano con molti nomi, nessuno scelto da me. C’è una parola per quelli come me in quasi tutte le lingue indiane. Il nome con cui mi sento più a mio agio, però, è anche il più comune. “Hijra”. Per quasi tre decenni ho fluttuato nel distretto a luci rosse della città come un fantasma. Ma questa casa che ormai è casa mia, questo giardino che accoglie i respinti – quattordici viali che per il resto della città non esistono -, questo posto…voglio che si ricordi di me. Voglio che si ricordi di me anche se è un posto che sta dissolvendosi, proprio come me, del resto.»

Di certo è lei il cuore pulsante di Kamathipura, il famigerato, caotico, infernale distretto a luci rosse di Bombay. Anche adesso che ha quarant’anni, ha smesso di prostituirsi e vive di elemosine ed espedienti, ha un posto di riguardo in quella grande famiglia che sono i bordelli del quartiere. E poi un giorno, arriva Kinjal, una bambina di dieci anni venuta dalla provincia, venduta a tradimento da una zia che avrebbe dovuto occuparsi di lei. Una bambina che va preparata al destino che l’aspetta, e verrà affidata proprio a Madhu che cercherà di salvare, in quell’inferno, l’infanzia di Kinjal, tenendola nella sua gabbia come sotto una boule de neige, insegnandole l’amicizia, il sorriso, e la capacità di vedere il bello anche attraverso l’orrore.

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